Apologetica

La porta stretta

porta betlemme"Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!" (Mt. 7, 13-14)

La porta stretta è un richiamo per tutti, sia per i deboli, sia per i dissoluti, sia per i credenti "fedeli". Nessuno si deve sentire al sicuro e a posto.
Tutti siamo in cammino, bisognosi di Perdono e Amore.
Tuttavia il fatto che la Chiesa è fatta di peccatori non deve essere un pretesto per fare l'apologia del libertinaggio né, da altra parte, dell'eresia e dell'ideologia.
Due anime sono da sempre presenti nei credenti. E' la fatica dell'Incarnazione.
Da una parte coloro che enunciano i principi ma vivono secondo la debolezza dei comportamenti e la dissoluzione pratica.
Da una parte coloro che non enunciano i principi e spesso li avversano in nome della "democrazia" e della "negoziazione" e vivono, almeno così pare, una vita morale più moderata; talvolta tiepida.
Entrambi non entrano per la porta stretta.
I primi perché pur enunciando correttamente i principi, li tradiscono con la propria debolezza talvolta innalzata ad apologia.
La propria debolezza diventa così una seconda morale un "habitus" che anzitutto spacca la persona in due.
I secondi perché pur essendo, talvolta, più moderati e temperati nei costumi, diffondono con le parole e con discorsi il veleno dell'ideologia e dell'eresia annacquando lo "scandalo del Vangelo di Cristo per Pietro e gli apostoli".
Mentre i primi sono palesemente ipocriti e cercano di fare l'apologia del proprio essere peccatori, i secondi sono più temibili perché pur non cadendo nella prassi in comportamenti manifestamente peccaminosi o indecorosi, si ritengono moralmente più giusti e ancor peggio diffondono il veleno dell'ideologia che corrompe i costumi, le menti e i cuori ben di più del cattivo esempio, chiamando male il bene e bene il male. Nè si vergognano di fare così, di addolcire idee e sistemi di pensiero palesemente contrari alla morale naturale, al diritto naturale e al Vangelo.
E' più facile che un ipocrita nei costumi si converta piuttosto di colui che ha innalzato l'ipocrisia a sistema di pensiero in nome della "democrazia" e della "negoziazione".
Infatti nei secondi l'impermeabilità alla luce è strutturata e la nostalgia della casa del Padre è spesso sopita.
Per questo motivo le "prostitute e i peccatori " ci precederanno nel Regno dei Cieli, perché in essi la nostalgia del bello, del buono e del giusto è più viva al fondo dello "schifo pratico" del proprio vivere.
Il male dà nausea e vomito. I peccati "grossolani", pur gravi, sono "stordenti" e alimentano la fuga da Dio ma non sono strutture alternative di pensiero. Sono gravi, ma creano una ferita permeabile alla nostalgia della bellezza di Dio.
I secondi invece peccano in maniera sopraffina. Sono la specializzazione del peccato. Talmente specializzato che non si chiama più così. Hanno già riempito la propria mente con l'idolo d'oro di un proprio sistema di valori, gnostico o immanentistico, con cui si sentono giustificati. Progressisti. Più avanti e aperti, in cui il proprio io è in definitiva il proprio dio.
Ora, la vita cristiana, la vita buona del Vangelo proposto ad ogni uomo, si discosta dagli uni e dagli altri perché anzitutto fa propria la fede della Chiesa, della Tradizione, della Parola di Dio e del Magistero, seguendo con amore ed obbedienza Pietro. La vita cristiana si fonda, inoltre, sul pre-requisito già presente nella ragione e nel cuore dell'uomo, della morale naturale.
La vita cristiana al contempo è cosciente della propria miseria e tendenza al peccato. Ma di quest'ultima non ne fa apologia ma la vive con vergogna e coscienza di colpa (che è differente dal senso di colpa) mendicando il perdono di Dio per la Chiesa e volentieri si umilia davanti al sacerdote per ricevere il perdono dei peccati e sforzarsi di cambiare, realmente, vita..
Sa che ogni peccato non solo ferisce se stessi ma ferisce Cristo e la Chiesa. Tanto più se è peccato di ideologia e di sistema di pensiero contrario al Vangelo. Questo peccato infatti, al di la dei peccati "carnali", nasce dalla superbia che è la fonte e il compimento di ogni "carnalità" pur essendo strettamente "spirituale".
Il cristiano che ha responsabilità sa che si guida e si governa in ginocchio, lavando i piedi del fratello, perché in Cristo si è creato il legame più alto ed indissolubile di essere "uno", pur essendo molti e diversi. Ed è il sacrificio di Cristo, la Sua passione, morte e Resurrezione che ci rende "amici", non il nostro sentire o la simpatia di pelle che si può o meno provare.
Non l'appartenenza ad un gruppo o ad una corrente.
E l'affabilità e l'accoglienza che Dio ci da ogni istante è il metro, il criterio e la grazia con cui noi siamo chiamati ad accoglierci e a servirci, gli uni gli altri. Con i si e con i no alla luce della Pedagogia di Cristo e secondo il ruolo e la vocazione che abbiamo ricevuto.
Qui, in Cristo, nel Dio del "terzo giorno" e nella Pentecoste, si fonda la vita morale e qui si fonda la dottrina sociale della Chiesa.

Paul