Apologetica

La Bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. La Bellezza salverà il mondo

- Piccola riflessione sul valore dell'Arte -  
                                                                              
Più di una volta il Santo Padre (SS. Giovanni Paolo II, ndr) nel suo pontificato, da buon antropologo e innamorato dell'etica Teologica, si rifà all'arte e alla bellezza.
Non è un caso che nel 1999 scrisse la sua "Lettera agli artisti". Non è un caso che elesse, prima della sua morte, a cardinale, il grande teologo Hans Urs Von Balthassar, cantore dell'estetica teologica dei nostri tempi.
La creazione nel linguaggio biblico è un inno all'estetica e alla bellezza "Dio vide che quanto aveva fatto era cosa molto buona" (Gen 1, 31), dove, come già detto in questa rubrica, la parola "Tov" in ebraico indica bontà, giustizia, bellezza, armonia e verità al contempo. Non essendoci il superlativo in ebraico l'autore sacro si esprime con "tov tov": Bellissimo, Buonissimo, Giustissimo, perfetto nell'Armonia e nella Verità.
La creazione e la Redenzione vengono dunque viste innanzitutto come un atto estetico, gioioso, musicale, cosmogonico, ordinato, sinfonico.   
Ecco perché i santi e tanti, tanti artisti hanno colto di Dio, in modo mistico, soprattutto la Bellezza; Francesco di Assisi nelle sue Lodi al Dio altissimo per ben due volte si esprime con l'aggettivo (e solo in questo caso): Tu Sei Bellezza!  Il Santo Padre ci ricorda nella sua "Lettera.." che: "persino quando l'artista scruta le profondità più oscure dell'anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, egli si fa in qualche modo voce dell'universale attesa di redenzione".  Ma veniamo a noi. E' di questi giorni la "celebrazione" del Festival di Venezia che ha portato agli "altari", vittorioso, il film "Magdalene" del regista Peter Mullan. Il film narra uno spaccato sull'integralismo cattolico irlandese di un istituto di suore devoto a S. Maria Maddalena degli anni '60. Non discuto in questa sede la veridicità dei fatti narrati, che nella mia cultura personale di credente e di studioso, non aprono nessuna meraviglia e nessun stupore... ho visto e conosco ben altro... Piuttosto pensando al Festival di Venezia vien da osservare: niente di nuovo sotto il sole! La regia è sempre la stessa: un film-denuncia sulla brutalità pedagogica dei cattolici, la risposta del cardinal Tonini e persino di Baget Bozzo e dall'altra lo schieramento a difesa, in "apologetico", della libertà dell'espressione artistica, non solo ovviamente del regista ma anche di Dario Fò, di Marco Bellocchio, di De Halden. Un carosello di opinioni che rischia di depistare dal valore oggettivo dell'arte a vantaggio di quella che sembra una calcolata operazione commerciale. Parte della giuria di Venezia infatti sembra si sia resa conto che il polverone suscitato dal film abbia condizionato la valutazione ben più del film in se stesso.
Ma si sa questo è lo show, e il mondo dello show ... e dunque: "the show must go on!"  
Lo stesso regista Mullan si esprime così: "spero che molte ragazze andranno a vedere il film, perché è importante riuscire a liberarci e continuare a rispondere all'oppressione". Ora, come mi suggeriva L. Di Lazzaro (cinefila, saggista cinematografica, responsabile di una speciale trasmissione radiofonica sul cinema), ci attendiamo che uno stuolo di donne bisognose di conforto e vittima dell'oppressione si facciano presenti alla porta di casa di Mullan, nuovo vate spirituale della libertà dai fondamentalismi, per trovare sostegno dalle violenze subite non solo dalla Chiesa Cattolica ma da ogni forma di integralismo educativo e sessuale. Caro Mullan, auguri per il suo nuovo impegno "pastorale"!  Infatti davanti questo film e al tam tam previsto e studiato che ne segue ci si chiede se questo sia un servizio all'arte come bellezza e come verità.  
La Chiesa, si sa di errori pastorali ne ha fatti e ne fa tanti... anzi ne facciamo tanti ma sarebbe opportuno chiedersi che tipo di cattolicesimo conosce e vive il sig. Peter Mullan (tra l'altro si dichiara cattolico!) e quale antropologia artistica muove le "sue opere". Sarebbe bene chiedersi se il clamore suscitato da un tale film nasca da un desiderio di verità oppure cade nell'immenso tranello di dissociare arte, bellezza e verità a vantaggio del rotocalco.  Da che mondo e mondo la sessualità legata al sacro funge il valore simbolico di attrazione e di trasgressione... e noi, malati di rotocalco, siamo sempre attratti da questo binomio per il semplice fatto che abbiamo perso il valore della bellezza, dell'espressione artistica e anche della denuncia costruttiva. Ma è estremamente attraente coniugare grandi ideali di scoop-denuncia con l'incapacità sostanziale di essere propositivi e sotteraneamente "morbosi".
La cordata paladina "donchisciottiana" del mondo laico (più clericale dei clericali) ci va "a nozze"!
Basterebbe che la cultura laica, e parlo da laico, si fermasse un attimino a riflettere con obiettività per vedere che spesso "premia" non ciò che edifica ma ciò che "attrae"... anche perché... manco a dirlo, è più vendibile!  Il cristianesimo propone un modo diverso di fare arte, denuncia, bellezza, e precisamente quella di Gesù di Nazareth; il quale ha pagato con la Sua vita l'amore per gli uomini e per il Padre e ha rifiutato ogni vittoria propagandistica a vantaggio dell'umiltà del Regno dei Cieli. Questo modo di agire ha portato alla vita nuova dei risorti, già e non ancora.
Non mi si fraintenda, non c'è nessun elogio della teologia crucis senza gioia (che più che essere cristiana è pagana!), anzi.
Piuttosto il sottolineare uno stile diverso per la vita e l'espressione dell'artista. Non vogliamo certo essere manichei! Dio non è geloso del nostro "apparire" e del nostro "successo" ma è estremamente preoccupato quando il credente e l'artista dimentica la fonte di ogni bellezza e di ogni creatività nelle sue opere e pertanto non compie con la sua arte un atto di lode! Anche perché così facendo si disumanizza! Al credente spetta il compito costante di convertirsi e di annunciare la vera Passione nascosta dietro ogni passione, il vero Piacere nascosto dietro ogni piacere, il vero Desiderio nascosto dietro ogni desiderio, il Bello nascosto dietro ogni bellezza... non c'è infatti passione, desiderio, gusto che non sia un grido, magari per quanto disordinato, verso Dio. Sta al credente, illuminato dello Spirito, restituire il profondo significato beatifico che c'è dietro ogni evento artistico, sta all'artista essere segno e stimolo di trascendenza. Per tale motivo l'arte non può essere strumentalizzata o rinchiusa dietro un discorso meramente commerciale perché il Bello non è soggetto a mode ma all'incontro nella Verità con ciò che è in "substantia". Ed il bello non si raggiunge con l'affermazione macchiavellica del "bene che giustifica i mezzi".. quando i mezzi sono in contraddizione con il fine stesso beatifico dell'arte.
Ogni credente, su questa linea, santo riconosciuto o nascosto, laico, sacerdote, consacrato, e in modo particolare l'artista, sa che l'arte e la denuncia ha il peso dell'amore che nasce dalla Misericordia, dall'essere per l'altro e per il Creatore e non per la propria risonanza "egotica"; altro che "Operazione Trionfo" di tv privata memoria. 
Piuttosto "Operazione Dono"!