Apologetica

Il martirio cristiano

Il martirio

martirio-matteo.jpgNon ho paura.
Sarò felice di morire come un martire. Il credente muore una sola volta, il pauroso molte volte. (Ahmed Yassin - Leader di Hamas)

La definizione martire ha preso, nel corso della storia dei credenti e del mondo laico, un uso comune ben differente dal suo significato iniziale.

Martire infatti dal greco significa testimone.

Ma testimone di che cosa?
Volutamente abbiamo citato un'affermazione fondamentalista che, al pari di ogni visione opposta di carattere "lassista", ha snaturato il significato autentico del martirio e talvolta del martirio cristiano. S. Stefano primo martire cristiano è così considerato per la sua aderenza e testimonianza fino alla fine della Signoria di Cristo.

A questo punto molti sono i modi di essere "martire", cioè testimoni non vittimistici di qualcosa o di qualcuno. Si può morire per un ideale, per un proprio caro; ma nessuno da la vita per i propri nemici.
Il cristiano, cioè colui che segue Cristo, non come ideale utopistico ma come persona viva e reale, si muove in questa direzione.

Cristo ha dato la vita per i propri nemici, cioè noi.


Il Suo amore per noi ci ha reso suoi amici, cioè importanti per Lui benché immeritevoli.


Solo l'amore gratuito di Dio che si fa uomo poteva porre in evidenza questa logica che umanamente appare illogica.

Da che mondo e mondo un torto equivale ad un'ingiustizia e come tale necessita una riparazione. Così va il mondo e su questo si muove, per certi versi giustamente, il sistema civile e penale.

Tuttavia la logica reale che regge il mondo non è questa ma è la gratuità.

La gratuità è una logica che sfugge completamente sia ad i fondamentalisti che ai sostenitori di una ideologia laicista.
Tale logica non è stata inventata da Cristo ma rivelata da Cristo. Logica che esisteva sin dall'inizio dei tempi per il cuore di Dio.

Come se Gesù avesse detto con la Sua vita, la Sua Passione-Morte-Resurrezione:

"Uomo, Donna, il Padre da sempre ti ama così, gratuitamente, anche se il peccato ha obnubilato in te questa visione delle cose. Ed Io per Amore del Padre e per Amore Tuo ti mostrerò fino alla fine, e senza sconti, come è la realtà delle cose!"

 

Il peccato dell'uomo, però, ha totalmente oscurato e assopito questa gratuità e ne ha deformato totalmente il significato.
Anche per questo era importante l'avvento del Figlio. Perché rivelasse, la vera natura delle cose. Il vero volto di Dio, del Padre.
E portasse a compimento realmente la rivelazione della gratuità che sostiene tutte le cose. Solo il figlio rivela il Padre. Solo il Figlio poteva, con se stesso e la sua vita, rendere inequivocabilmente manifesto, con la sua carne, il volto del Padre.

Qui si rivela il limite di ogni tensione religiosa e anche delle grandi religioni monoteistiche come l'ebraismo e l'Islamismo.

La concezione incompiuta o, da altra parte, verticistica di Dio pone le fondamenta antropologiche non solo per un volto diverso e incompleto di Dio ma anche le basi per un fondamentalismo.

Cos'è il fondamentalismo se non un ri-centrare l'io come protagonista narcisistico e volontaristico di una storia?

Cos'è il fondamentalismo se non l'effetto del male più grande, cioè l'orgoglio spirituale?

Qui c'è il limite e tutta l'inadeguatezza antropologica e teologica dell'Islam.

 

Il perdono come dimensione di Amore gratuito che passa da Dio e attraversa l'uomo per diventare storia è sostanzialmente sconosciuta all'Islam, se non in alcune dimensioni mistiche o moderate. L'inevitabile condizione di porre Dio come assoluto verticistico sia nell'ebraismo e tanto più nell'Islam pone inevitabilmente le basi per non essere fecondi né culturalmente, né storicamente nello spiegarsi del tempo.

Non mettiamo qui in discussione il fatto che alcuni fratelli islamici o ebrei possano essere migliori di tanti di noi cristiani ma, semplicemente, il fatto che queste "struttture religiose" non accogliendo il dono dell'incarnazione, come volto misericordioso di Dio nella Sua dimensione "Kenotica" (Fil. 2, 5ss), sono teologie fallimentari o incomplete che possono aprire al fondamentalismo come espressione di un orgoglio spirituale.

 

Orgoglio spirituale che si manifesta sia nel sentirsi popolo eletto, sia nel sentirsi martiri, sia nel sentirsi vittime, sia nel sentirsi migliori.

 

Anche il Cristianesimo quando si è allontanato dalle sue fondamenta è sempre capitolato in una sorta di orgoglio spirituale diffuso che ha legittimato non pochi errori pastorali.

Il cristiano in quanto tale non può sentirsi migliore; il cristiano è colui che segue Cristo, compagnia concreta nella Sua vita e ne fa un'esperienza fondante come Chiesa, nella Chiesa e per la Chiesa.
 

L'orgoglio spirituale è l'espressione antitetica del martirio cristiano.

E' la sottile ed insidiosa patina che colpisce quanti di noi hanno un incarico di guida e/o culturale nella Chiesa.

Parlo soprattutto di noi laici e in modo particolare di coloro che sono preposti alla guida di gruppi o movimenti. Facile dimenticarsi, che più si va in alto, e ci si dimentica una reale dimensione di servizio al fratello più ci si inquina di orgoglio spirituale e si pensa di essere "migliori".

L'orgoglio spirituale oltre che essere  un grave peccato che apre al fondamentalismo e a portare un'errata visione di Dio ai fratelli è sostanzialmente un residuo di adolescenza e del suo narcisismo; la mancanza di un cuore libero al cospetto di Dio.
Con questo non vogliamo certo legittimare il peccato o l'ignoranza, anche minime, ma soltanto ribadire che anche coloro che sembrano più lontani, talvolta sono quelli che ci potrebbero precedere nella strada per il Regno. Semplicemente perché non si sono "induriti" di quella durezza di cuore che ci fa apparire belli e che in realtà nascondè una superbia che si "taglia" con il coltello.
Giustamente è meglio cercare di non essere né l'uno né l'altro, né peccatori né duri di cuore.
In fin dei conti combattere il proprio ego e l'orgoglio spirituale non vuol dire disprezzare i doni che abbiamo ricevuto da Dio ma sempre, realmente, ricordarci che sono suoi doni per diventare servizio. Significa avere fede... e la fede vuol dire entrare sempre nella logica del terzo giorno passando per il dono di sé, la croce, il silenzio di Dio, il sabato santo, nella certezza-speranza della potenza amorosa di Dio Padre che sempre porta al terzo giorno: la Resurrezione. 

Manon ci si inganni. Questo limite  che ci frena, ci impedisce di vivere nella grazia della Pasqua, non è solo un fondamentalismo che appartiene ai "conservatori", ma anche ai "progressisti". L'orgoglio spirituale tocca ogni categoria religiosa e ogni sensibilità cattolica.

Come diceva un film dei fratelli Taviani: "Il sole anche di notte!"

E il terzo giorno in realtà non tarda mai a venire nella logica dell'Amore.

Non ci può essere cristianesimo senza il mistero Pasquale.

Questo mistero illumina, se lo vogliamo, tutte le scelte microscopiche e macroscopiche dell'uomo.

Ed il terzo giorno non tarda a venire.

 

Tuttavia non pensiamo che il fondamentalismo sia solo dei credenti...

è anche degli atei, degli gnostici, dei liberali e soprattutto degli "umanisti".

L'orgoglio spirituale colpisce tutti, anche chi non crede in una realtà spirituale in quanto tale.

Non ho mai conosciuto un ateo, uno scientista o un liberale che non sia schiavo fideisticamente dei suoi pregiudizi tanto quanto la fede di alcuni bigotti credenti e che si sostenga grazie al suo narcisismo spirituale.

Scava... scava... dietro un teorizzatore nichilista o liberale... c'è sempre qualche scheletro nell'armadio, qualche "rimozione", una persona sempre in fuga da se stessa.

Teorizzano, lottano, fanno campagne anticlericali, siti internet.. ma..

operano queste elementari difese psichiche per non guardarsi dentro: hanno paura!

 

Dietro le grandi costruzioni di pensiero si intravede la truffa:

dicono così perché vivono nel senso di colpa!

Questo è il vero oppio dei popoli!

Che paradosso se Marx avesse capito che parlava fondamentalmente dell'utopia della sua struttura di pensiero.

Pur di non avere la coscienza di sé, del proprio limite e della propria colpa e per scappare il senso di colpa si difendono, ragionando senza ragionare, illuministi nel buio totale.


Giustamente ci si chieda qual è la differenza tra un marxismo utopico, l'ateismo liberale e il bigotto (e rigido) che formalmente segue una religione? Nessuna!

Entrambi, e non dipende dal loro ragionare, vivono in superficie, galleggiano sui luoghi comuni perché così, triste a dirsi, sopravvivono.


Se ciò accade è anche colpa nostra perché non abbiamo saputo essere testimoni di ciò che Dio in Cristo e nel Suo Spirito liberamente ci ha donato. Tutta la Chiesa è colpevole e responsabile di questo, anche le altre confessioni cristiane. Ci siamo messi, talvolta, a discutere su dettagli e abbiamo perso alcune sfide importanti per non testimoniare gratuitamente ciò che gratuitamente avevamo ricevuto.
Per questo noi siamo più colpevoli, cioè responsabili dei non credenti. In certo qual modo siamo stati dei ladri!

 

Quanto spreco di energie di credenti e non credenti invece di guardare le urgenze della vita e di ogni forma di povertà.
Invece di guardare alla vera sete dell'uomo.

 

Fare Pasqua vuol dire aprirsi alla logica del terzo giorno, vuol dire vedere con cuore puro queste urgenze... e rendersi disponibili, come Maria!

Ecco sono la tua ancella, sia fatto secondo la Tua Parola! (Lc. 1,38)

  

Il credente in Cristo è colui che ha incontrato Gesù nel buio della lotta e della fede e lo cerca ogni giorno come si brama il sostentamento e più ancora. Ogni giorno lo cerca come persona e come Chiesa. Perché dalla Chiesa ha avuto il dono dell'annuncio e nella Chiesa ha la Sua presenza salvifica. Ogni giorno sta alla scuola dell'amore bisognoso di perdonar-si e di perdonare. Non si sente mai arrivato ma sempre sulla via di Damasco pronto a cadere dal cavallo delle sue certezze.

 

Ora se è vero che il credente muore una volta sola...

bisognerebbe domandarci per chi muore il credente

cosicché sappia per chi vivere.

 

Il credente in Cristo lo sa: muore, cioè si dona per Dio ed i fratelli, per i nemici vicini e lontani. Per dei volti concreti e talvolta scomodi.

E nel far questo sa nel profondo di non essere migliore ma solo di vivere naturalmente come naturalmente si respira e si dorme.

Non c'è altra logica e paradossalmente uscire da questa unica logica dell'esistenza vuol dire non entrare mai, sin da ora, nella gioia; significa non fare Pasqua e rendere vana, per noi, la grazia di Cristo.


L'orgoglio spirituale e il suo figlio "fondamentalismo" hanno questa caratteristica:

una noia mortale ed una tristezza radicale.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla mailing list di cristiano cattolico. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio. Vedi pagina per la privacy per i dettagli.
Per cancellarsi usare la stessa mail usata al momento dell'iscrizione.