di Luigi Fedrighelli post trattato da facebook su cui si può visionare il documento
Un documento che mi è pervenuto e fatto circolare tra gli insegnanti di religione cattolica della diocesi di Fano, sempre legato alla presenza di P. Piva, e non meri appunti presi da me durante una conferenza, merita un approfondimento.
Il documento adotta acriticamente le definizioni dell'OMS, dell'APA e i manuali diagnostici (DSM, ICD-11) per definire l'omosessualità come una "variante non patologica dell'orientamento sessuale" e l'incongruenza di genere come una "condizione strutturale" con "radici biologiche profonde", giungendo a giustificare l'allineamento chirurgico o ormonale del corpo all'identità percepita.
Per la Chiesa Cattolica l'antropologia si fonda sulla Rivelazione e sulla Legge Naturale, non sul consenso della comunità scientifica profana.
Declassare la questione a mera "variante naturale" basandosi su criteri sociologici o psicologici estranei alla teologia morale significa abdicare alla visione biblica dell'uomo (creato maschio e femmina a immagine di Dio) e svuotare il concetto stesso di peccato o disordine oggettivo.
Nelle slide finali si tenta una distinzione capziosa: si afferma che mentre la dottrina parlava di "tendenza" verso un comportamento cattivo, la scienza parla di "orientamento/attrazione" verso una persona.
Si usa questo espediente per sostenere che la dottrina e la scienza non parlino della stessa cosa e che, quindi, l'orientamento in sé non sia disordinato.
Questo è un corto circuito teologico.
La morale cattolica valuta gli atti e le inclinazioni in base al loro fine oggettivo.
Un "orientamento" o "attrazione" affettiva e sessuale verso lo stesso sesso è, per sua natura, un'inclinazione verso atti che non possono ricevere l'approvazione morale perché privi della complementarità dei sessi e della finalità procreativa.
Paragonare l'orientamento omoaffettivo alla tentazione dell'adulterio per un eterosessuale è un falso sillogismo: l'eterosessualità in sé ha una finalità oggettiva ordinata (il matrimonio), mentre l'attrazione verso lo stesso sesso, nella dottrina cattolica, non può trovare una forma ordinata di espressione sessuale.
Il commento alla proposta 31c definisce "aberrante" l'idea che una persona debba obbedire al direttore spirituale, e usa citazioni di Amoris Laetitia (AL 37) per affermare che la coscienza individuale è l'unico parametro moralmente necessario per discernere, ad esempio, l'accesso ai sacramenti per i divorziati risposati o la liceità delle proprie scelte affettive.
La Chiesa insegna che la coscienza non è una fonte autonoma di verità e non crea i valori morali, ma è una facoltà chiamata a scoprire e obbedire a una legge che non si è data da sé (la legge di Dio).
Tanto per essere chiaro: una coscienza non rettamente formata alla luce del Magistero può errare. Presentare la coscienza come una zona franca dove le norme morali oggettive della Chiesa perdono la loro cogenza universale scivola nel relativismo morale e nel soggettivismo etico.
La proposta 30a estende l'accompagnamento e l'integrazione a chi vive in convivenze di fatto, matrimoni civili e "unioni civili" (comprese quelle dello stesso sesso, come accenna la citazione del Card. Kasper).
Il testo suggerisce il superamento delle esclusioni liturgiche e pastorali (fare il catechista, l'insegnante di religione, ecc.).
Sebbene la prassi pastorale richieda accoglienza e discernimento per le fragilità, equiparare o accostare le unioni civili o le seconde unioni al matrimonio sacramentale, definendole come "realizzazioni parziali e analoghe", rende vano un cammino di crescita e conversione.
La Chiesa ha sempre insegnato che la coabitazione al di fuori del matrimonio valido è una situazione oggettiva di peccato grave. L'integrazione pastorale non può significare la normalizzazione pubblica di uno stato di vita in contrasto con il Vangelo.
L'incongruenza interna del documento è talmente radicata da essere smentita, nello stesso dossier, dalle parole di Papa Leone riportate nella conferenza stampa del 23 aprile 2026.
Davanti alle derive di sdoganamento (come le benedizioni formali in Germania), il Pontefice ribadisce la linea della Santa Sede: "Non siamo d'accordo con la benedizione formalizzata delle coppie omosessuali o in situazioni irregolari".
Soprattutto, il Papa reinserisce l'unica chiave teologica che il resto del documento ha rimosso: "tutti sono invitati a cercare la conversione nella propria vita".
Desta un’autentica sorpresa, inoltre, constatare come in questa operazione si peschi a piene mani da Amoris Laetitia attuando un classico cherry picking teologico, isolando esclusivamente i passaggi sull'accoglienza e sul discernimento soggettivo che fanno comodo alla tesi che si vuole dimostrare, mentre si occulta colpevolmente il cuore dottrinale del documento stesso.
Viene sistematicamente taciuto, ad esempio, il fondamentale numero 56 dell'esortazione apostolica, dove Papa Francesco denuncia esplicitamente la sfida dell'ideologia gender, la quale «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna» e «svuota la base antropologica della famiglia».
Il Papa definisce "inquietante" il tentativo di queste ideologie di imporsi come un pensiero unico nell'educazione dei bambini, ricordando che sesso biologico e ruolo socioculturale si possono distinguere ma non separare, e ammonisce severamente: «Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono».
Ignorare questo passaggio significa mutilare il Magistero per piegarlo a un'agenda ideologica.
Ciò che rimane, al termine di questa disamina, è un profondo senso di amarezza nel constatare la sproporzione delle forze in campo.
Si investono profusioni immense di energie, di tempo e di dibattiti ecclesiali — come emerso chiaramente nell'intento relazionale di Padre Piva — al solo scopo di normalizzare e sdoganare comportamenti e unioni palesemente poco affini alla Verità evangelica.
Di contro, si registra una drammatica e colpevole latitanza nell'aggiornamento reale del clero e degli operatori pastorali verso una nuova, autentica ed efficace pastorale della famiglia.
Mentre l'azione ecclesiale nel suo complesso fatica a incidere sulla realtà, scalfendo ormai solo la superficie di una società secolarizzata e ferita, si preferisce rintanarsi in dinamiche da "riserva indiana".
Invece di investire sulla missione e su un serio accompagnamento delle famiglie che resistono e testimoniano la bellezza del disegno divino, la Chiesa sembra consumarsi nel tentativo di ammainare le proprie bandiere, scambiando il cedimento allo spirito del tempo per autentica carità pastorale.